Il referendum sulla privatizzazione dell’acqua

Mi siedo al mio posto in ufficio quando la mia collega mi dice che da parte del personale è arrivata una comunicazione in riferimento ad una mail che era girata il giorno prima inviata da una ricercatrice, la quale rivelava che la settimana precedente era stato cancellato improvvisamente dal palinsesto un suo intervento ad un programma su Radio Rai per ordine dei vertici Rai. La ricercatrice avrebbe dovuto parlare del referendum sulla privatizzazione dell’acqua e avrebbe dovuto spiegare tutti i danni  derivanti da questo processo, non solo economici, in quanto il prezzo salirebbe inevitabilmente, ma anche etici perché l’acqua al pari dell’aria dovrebbe in teoria essere un bene di tutti (pubblico) e non proprietà dei soliti pochi. La ragazza diceva che probabilmente la decisione di cancellare il suo intervento era ascrivibile al tentativo da parte dei poteri forti di far passare sotto silenzio questo referendum (cosa che effettivamente sta succedendo … c’è qualcuno che ne parla in tv o nei giornali? Eppure mi sembra essere di importanza capitale … ) La cosa che però ha stupito noi in Unicredit è stato l’intervento da parte del nostro ufficio del personale che esortava a non diffondere questa mail perché non in linea con le funzioni previste dalle mail aziendali (nel senso che le mail aziendali servono per lavorare non per diffondere notizie sul referendum) Questo, se in linea di principio può essere vero, risulta comunque molto strano visto che mail di questo genere ne girano spesso e volentieri, senza mai alcun intervento di blocco da parte dell’azienda. Tant’è che una mia collega ha detto tra i denti come battuta…” mica sarà che Unicredit ha in programma un bel po’ di investimenti sull’acqua pubblica?…” Tutti abbiamo riso. Per un po’. Poi ci siamo fatti dannatamente seri.

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