Se la scrittura è un piacere, perché sforzarsi per scrivere? Scrivere solo quando si ha voglia, è davvero la cosa giusta da fare?
Da piccolo ero un amante del tennis. Mi piaceva giocare e lo facevo spesso. Ma non ero costante. C’erano periodi in cui non avevo nessuna voglia e se non fossi stato costretto, probabilmente avrei con il tempo perso entusiasmo e voglia di continuare. Invece, grazie ad un maestro severo, fui costretto a giocare con costanza. Dovevo farlo e, anche se l’inizio mi costava fatica, poi mi divertivo un mondo e non avrei mai voluto che la lezione finisse. Grazie a quel maestro ancora adesso, dopo vent’anni, gioco e sento il bisogno di giocare.
Lo stesso vale per la scrittura. Quando ci sediamo alla scrivania la fatica di iniziare è evidente, palpabile. Per questo è fondamentale allenare la mente a superare quella resistenza iniziale, perché una volta che si inizia scrivere e i pensieri scorrono veloci dalla testa alla carta, non vorresti più fermarti se non fossero i crampi alla mano a chiederti una pausa. L’importante è non approcciare il foglio bianco con l’intenzione di scrivere delle pagine memorabili; una simile attitudine potrebbe bloccare, smorzare l’entusiasmo di riversare idee sulla pagina; devi sentirti libero di scrivere anche pura immondizia. L’importante è scrivere, anche senza una destinazione vera e propria.
Poniti degli obiettivi di quantità e vedrai che la qualità non tarderà ad arrivare. Le regole sono poche e facili da seguire: la prima è praticare la scrittura, scrivere almeno un migliaio di battute ogni giorno, la seconda è credere in se stessi, che significa non limitarsi e non censurarsi, imparare a far uscire le proprie passioni, tutto quello che ci “ossessiona”.
Scrivi senza direzione in un flusso continuo in cui i ricordi si mescolano ai sogni e ai libri letti e ai film visti, in nuove e illogiche connessioni, spesso prive di senso, ma sempre illuminanti.
Qualsiasi cosa può essere lo stimolo iniziale per scrivere. Potresti iniziare con il descrivere la camera dei tuoi genitori e, poche righe dopo, ritrovarti a raccontare della tua prima sbornia o della dentiera di tua nonna o di come ti sei licenziato perché sei diventato uno scrittore professionista.
Scrivi tutto ciò che inonda il tuo cervello, sii il testimone di te stesso, e non fermare la tua mano finché sei esausto.


